«In questi tempi strani e complicati», ha detto l’arcivescovo Mario Delpini nell’omelia in Duomo in cui ha celebrato le nuove cariche, «si può anche dire che i soci dell’Azione cattolica sono incaricati di promuovere e custodire la normalità». Con questa missione ha nominato il legnanese Gianni Borsa, 56 anni, presidente dell’Azione Cattolica. Una carica importante non solo all’interno del movimento.
Classe 1964, Gianni Borsa, è sposato con Monica e ha quattro figli: Giorgia, Marco, Matteo e Gaia. Giornalista professionista, è corrispondente dell’agenzia di stampa SIR da Bruxelles e si occupa di Unione europea e politiche comunitarie. E’ stato redattore e direttore di settimanali cattolici, dirige Segno nel mondo, il trimestrale dell’Azione cattolica italiana, e la rivista storica Impegno, pubblicata dalla Fondazione Don Primo Mazzolari. È stato direttore dell’Editrice AVE fino a marzo 2012.
La sua carriera è partita dal nostro territorio. Ha lavorato per un decennio al settimanale diocesano Luce di Varese-Altomilanese. Abita con la famiglia a Legnano.
«Nella desolazione, la normalità è la docilità all’opera di Dio» ha continuato l’arcivescovo Delpini in Duomo durante la sua omelia «il messaggio che deve venire dall’Azione cattolica: è normale pregare! Pregare ogni giorno, pregare non come adempimento doveroso, ma come l’assetato che cerca la sorgente, come il tralcio che cerca la vita». In secondo luogo, «nella frantumazione della vita, è normale l’unità spirituale che Gesù rende possibile» e perciò «i laici di Azione cattolica sono mandati perché entrino in ogni ambiente, nella vita di famiglia e nei consigli comunali, nelle scuole e negli uffici, negli ospedali e nelle case di riposo, nella giovinezza e negli anni della responsabilità, in ogni ambiente, non per mimetizzarsi nella omologazione ma per essere segno della vicinanza del Regno di Dio» e «trovano normale che dicano quello che pensano, che siano convinti e convincenti proponendo la visione cristiana dalla vita e di ogni cosa come visione promettente, come invito a camminare insieme, come testimonianza della santità ordinaria, normale, nel dare compimento alla parola di Gesù». Infine «è normale essere uomini e donne di speranza». «Il segno che chiedo», ha concluso l’arcivescovo, «è la gioia, la gioia che non si lascia spegnere dalle tribolazioni e dalle difficoltà, la gioia che nasce dalla speranza e semina speranza, la gioia che aborrisce la lamentela e costruisce con parole buone e con il sorriso abituale».